Panorami bioenergetici

Maddalena Berliat

con Marco Nieri



"Una casa oscillante di nuvole verde brillante

un castello di foglie a terra

un albero come un padre dal cuore forte

che spinge le mani d'appertutto"


Mukeshkumar Mafatlal Raval



Per ironia della sorte, la lunga telefonata con Marco Nieri avviene non nel silenzio del giardino di casa, come avevo immaginato, ma tra le vie trafficate e rumorose di una cittadina costiera.

Con una mano avvicino il microfono dell'auricolare, mi faccio strada cercando di raggiungere il parco il prima possibile.


Marco, la ringrazio di avermi dato la disponibilità per questa intervista.


"Grazie a voi per aver pensato a me, da dove cominciamo?"



Già, da dove cominciamo?

Perché i temi che si possono toccare parlando del lavoro di Nieri sono infiniti e pieni di interconnessioni, proprio come una fitta foresta.


Bioricercatore ed esperto in ecodesign e salute dell’habitat, ha ideato Bioenergetic Landscapes, una tecnica per studiare gli effetti del bioelettromagnetismo vegetale sul corpo umano, realizzando numerosi spazi verdi terapeutici.

Conduce seminari di Forest Bathing in parchi, boschi e foreste, mostrando l’interazione biologica con le piante e l’effetto terapeutico degli alberi.


"Nasce una proposta: e se imparassimo a esercitare la nostra attenzione involontaria più spesso?

(...) Proponiamoci di farlo, sapendo che ogni sguardo interessato e consapevole è un reale contributo al ristoro dell'attenzione diretta, e quindi un piccolo passo verso il recupero delle nostre energie mentali."

- da La terapia segreta degli Alberi -



Sono ormai arrivata in un parchetto cittadino vicino al lungomare per sfuggire al traffico più rumoroso. Mi guardo intorno in cerca di un posto tranquillo: palme disordinate e un grande platano con le radici inzuppate nel cemento.


Iniziamo da qui allora, da questi paesaggi maltrattati e disordinati del paese dal quale entrambi ora telefoniamo.


"La situazione in Italia è piuttosto critica, abbiamo un patrimonio fantastico di foreste e boschi, eppure culturalmente siamo ancora indietro. Manca una sensibilità di base che porta poi ad un maggior rispetto delle aree verdi, una conseguente maggior cura e valorizzazione.

Siamo ancora figli di una cultura che vede il verde, soprattutto urbano e domestico, come elemento decorativo. La pianta, per molti, è ancora semplice ornamento."


Già, da qui bisognerebbe ripartire, nel parlare di riconnessione con la natura: dal significato di pianta, non univoco, non scontato.


"Viviamo in un'epoca che per necessità sta affrontando sempre di più e sempre meglio temi ambientali. L'atteggiamento delle persone sta cambiando, la loro attenzione e consapevolezza si stanno acuendo. Si potrebbe dire per moda, una moda dopotutto funzionale ad innescare comportamenti più virtuosi, a stimolare domande e critica... Ma di base occorre chiedersi se una persona cambia il suo atteggiamento per convenzione o perché davvero la sua sensibilità spinge in un'altra direzione."


Di recente studi come i suoi stanno dimostrando senza dubbi il beneficio portato da attività come il forest bathing.


"La Natura fa bene, non che sia una novità ovviamente. Gli studi che ne dimostrano scientificamente benefici sono una motivazione in più, tangibile, per rafforzare un atteggiamento sociale. Siamo in una dimensione utilitaristica per cui il comportamento e le abitudini dell'uomo cambiano per trarne un beneficio. Il passo avanti ulteriore sarebbe un atteggiamento di profondo rispetto e complicità con la natura a prescindere, intuitivo."



In questo senso, svolge un ruolo chiave il rapporto con la natura che si ha da bambini. L'infanzia, il momento migliore per allenare qualsiasi abitudine, quando ancora resta intatta e innata un'appartenenza alle cose della natura.

Mi guardo intorno: per fare spazio ai giochi per bambini, il verde è stato ulteriormente decimato. Pavimenti e materiali sembrano scelti per marcare la cesura tra aiuole verdi e giochi. Con nostalgia improvvisa ripenso ai parchi gioco delle cittadine austriache e tirolesi che ho frequentato negli ultimi anni.


"Vige un po' il mito dei Paesi nordici come esempi di luoghi in cui il rispetto per il verde e un'integrazione efficace della natura nei centri urbani sono delle costanti. Sono luoghi dove c'è una cultura sull'argomento molto diversa rispetto al sud Europa, e si vede. Possono poi avere altri limiti sociali o culturali, ma l'ambiente naturale è vissuto e sentito in modo profondo."



Come spiega Nieri, i bambini piccoli, se interrogati su che tipo di alberi preferiscano, tendono istintivamente a scegliere forme e tronchi simili a quelli che erano probabilmente gli alberi sui quali si arrampicavano i nostri antenati nella savana. "Col passare degli anni subentrano condizionamenti culturali ed estetici e la scelta piano piano vira verso le forme di albero più comuni nel luogo in cui i bambini sono cresciuti."


Abbiamo quindi iscritti dei codici, innati, che stanno a testimoniare un istinto primordiale profondo e ancora (non sappiamo per quanto) intatto con il mondo naturale.


"Un'educazione ricca di stimoli naturali porterà a un rispetto per l'ambiente inconscio e spontaneo, dove il comportamento non è veicolato da convenzione sociale, interesse o rispetto delle regole."


Ripenso alle mie gite scolastiche da bambina o da ragazza.

Credo di poter contare sulle dita di una mano le volte in cui la meta non fosse un monumento o la testimonianza di un periodo storico ma un parco, un bosco.


Se si visitava una delle nostre stupende città d'arte, l'attenzione era sempre rivolta a statue e palazzi, i parchi cittadini erano i luoghi dove andare a elemosinare ombra, stanchi e distratti.


"Anche oggi, adulti, passeggiamo distratti e affrettati. Passiamo per parchi tra alberi nobili e bellissimi, senza fermarci un momento a contemplare la loro presenza. Senza riflettere sul fatto che sono lì da decenni, da molto prima di noi."



Ecco perché discipline come il forest bathing sono oggi una forma di rieducazione, di ascolto guidato, di presa di coscienza e respiro profondo.


"La gente sente il desiderio, l'urgenza, di una riappacificazione con gli elementi naturali. Di forest bathing, forest therapy, ormai si sente parlare di continuo. La nuova rivoluzione green ha sdoganato questi argomenti. Purtroppo non mancano gli speculatori, le realtà mal strutturate o approssimate, ma sicuramente tutto

questo parlare e dare luce a temi simili porta perlopiù maggior curiosità nelle persone. Pone interrogativi, arricchisce la loro formazione, insomma, è un'opportunità di crescita."


Chi viene a fare forest bathing?


"Chi partecipa? Chiunque. Ormai non è più un argomento o una pratica considerata di nicchia neppure qui in Italia e chi viene è mosso dalle più svariate esigenze e storie...

È un'attività benefica per tutti."



Il forest bathing, nato in Giappone come Shinrin-yoku, nasce come "viaggio di immersione nell'atmosfera di un bosco". Ricerche scientifiche precise nel tempo hanno dimostrato come gli effetti rilassanti derivati da questi "bagni di foresta" fossero unici, impossibili da replicare con riposo e passeggiate in un contesto urbano (se ne parla in modo molto chiaro e appassionante nel libro "La terapia segreta degli alberi" firmato da Nieri e Mencagli).



" Un notevole contributo all'ampliamento delle conoscenze sulle capacità terapeutiche degli spazi verdi è arrivato negli ultimi anni dalle ricerche

sui montepremi emessi dalle piante.

È una prospettiva nuova di zecca che può demolire definitivamente l'opinione diffusa (perlopiù disinformata) che la natura agisce in modo benefico sull'uomo soltanto attraverso un meccanismo attivato o mediato dal cervello."

- da La terapia segreta degli Alberi -



In Italia per fortuna non è raro o difficile trovare aree verdi usciti dai grandi centri cittadini. È dimostrato come un contatto empatico quotidiano con la natura, anche in un semplice parco cittadino, abbassi i livelli di stress, migliorando equilibrio mentale e risposta immunitaria. Di nuovo, l'asino e la carota.

Dobbiamo cercare il parco più vicino, frequentarlo, per salvaguardare la nostra salute.


"Si inizia magari spinti da una motivazione pratica, per poi innescare una abitudine benefica e arrivare a percepirla come elemento irrinunciabile."

Un circolo virtuoso insomma, come quello che si può replicare in casa, o in ufficio.


"Sì, in ufficio la presenza del verde è un toccasana come in ogni altro contesto. Una volta il verde in ufficio era il piccolo vasetto di fiori portato timidamente dalla segretaria, oggi si è visto che effettivamente la presenza di piante sul luogo di lavoro porta a un abbassamento del tasso di assenteismo e un miglior rendimento. Questi studi, ancora una volta, sono serviti da motivazione anche per le aziende, che hanno visto un guadagno diretto dal "cavalcare l'onda green" e hanno inserito il verde come elemento fisso di numerose realtà. Anche senza evidenze scientifiche, il vantaggio portato dalla vicinanza delle piante durante il lavoro o lo studio è facile da immaginare... La natura offre con la sua presenza ispirazione, bellezza e armonia."


Ma a volte questi tentativi di inserimento del verde non sono sempre ben riusciti…


"Sicuramente. Se penso ad alcuni progetti di verde in verticale urbani particolarmente azzardati vedo solo una forzatura, un gioco. Di nuovo, sembra prevalere altro e non il rispetto autentico per le piante."


La pandemia con le sue conseguenze ha scatenato in molti cittadini una fame di verde e di natura. Rivalutata, ripescata per sopravvivenza. Si è riscoperta la bellezza dei parchi sotto casa, si ha avuto finalmente l'occasione di fermarsi a contemplare un po' di più il cambio delle stagioni tra gli alberi dei viali.

Quanto resterà di questa dopotutto breve presunta epifania collettiva?


"Se c'è stato o meno un cambiamento nella sensibilità lo si vedrà poi, dopo, quando la ricerca della natura e l'osservazione del verde urbano non saranno più dati dal blocco forzato ma da una scelta autonoma, volontaria. Di sicuro torna lo stesso concetto, è un'occasione di avvicinamento. Se avremo saputo davvero coglierla in modo collettivo lo dirà il tempo. Mi torna in mente quella serie di foto virali che fecero il giro del mondo durante il primo lockdown di persone abbracciate agli alberi... Si trattava di ranger islandesi che suggerivano, in mancanza di altra compagnia, l'abbraccio sicuro e benefico delle piante. Il conforto che ci dà la natura è ed è stato sempre presente."


Già, continueremo quel metaforico abbraccio anche in tempi più rilassati o è un abbraccio di paura, di richiesta d'aiuto? La luce di quelle foto nella mia mente cambia, in alcuni casi vedo le persone appoggiate complici a tronchi silenziosi, in altre sono naufraghi, aggrappati a un legno di salvataggio.


Come è nata la sua passione?


"Ho iniziato come ecodesigner, negli anni ‘80, occupandomi di progetti di interni, ma avevo voglia di approfondire temi allora poco noti, come l’ecologia del costruire e dell’abitare e la sostenibilità ambientale. I miei studi sono continuati, ampliando il raggio delle mie ricerche. Poi nel 1994 ho conosciuto Walter Kunnen che con le sue scoperte nel campo dell'elettromagnetismo e dello studio della Biosfera ha aperto un nuovo orizzonte di lavoro e studio. Devo moltissimo ai suoi insegnamenti e alla sua ricerca.

L'amore per i boschi e per gli alberi in particolare ha fatto il resto."


Marco inizia così negli anni a studiare l’elettromagnetismo naturale ed artificiale e la sua interazione con gli esseri viventi, appoggiandosi agli insegnamenti di Kunnen, mettendo in pratica le capacità di misura e di valutazione acquisite, applicate al mondo vegetale.


"L’idea mi venne in occasione di una visita ad un chiostro medievale, dove fui colpito dalla presenza di piante disposte secondo una certa geometria e dal piacevole senso di benessere che ne ricavai. Le esperienze in Archeologia bioenergetica affrontate insieme a Walter mi fecero riflettere, incoraggiandomi a studiare la possibile relazione tra le condizioni energetiche - o elettromagnetiche - della nostra Biosfera e le piante, soprattutto gli alberi, e se questo potesse produrre risultati utili per la nostra salute."


La base è data dall'identificare le condizioni elettromagnetiche che sono capaci di generare un giardino dalle proprietà terapeutiche.

Mi viene in mente quanto facilmente, nel tentativo di ricreare contesti naturali terapeutici, l'uomo che li progetta cada facilmente vittima di simbolismi e archetipi: penso inevitabilmente al classico labirinto o altre forme di disposizione e distribuzione di piante e verde dettate da retaggio culturale, archetipi...


"Certo. Fa sempre parte degli archetipi che inconsciamente ci guidano nella progettazione, ma sarebbe come dire che un particolare Oracolo in passato potesse sorgere in qualsiasi luogo. No, c'era una collocazione precisa, scelta per rafforzarne il significato e l'impatto. Anni di studio e di osservazione, e le prime sperimentazioni, poi verificate con apparecchiature di biorisonanza, lo hanno dimostrato.

Oltre alle numerosissime testimonianze di persone che anche senza saperlo si trovavano a stazionare in luoghi benefici appositamente ricreati, e che spontaneamente esprimevano la loro approvazione."


Osservare Marco al lavoro, come un rabdomante capace di mappare l'armonia di un giardino, deve essere un'avventura bellissima. Come entusiasmante e rivelatore deve essere poter fare forest bathing sotto la sua guida.

Un ultimo sguardo alle palme spelacchiate del Levante e mi dirigo verso le colline, passando tra schiere di giardini con siepi addomesticate. In rapida successione nella mia mente scorrono le conifere del parco dove andavo a passeggiare in estate, il salice sotto il quale ci piaceva mangiare, il pero sul quale si arrampica mia figlia e al quale vuole bene, gli aceri che si vedono dalla finestra della casa del nonno, quella pianta secolare in una piazzetta in Corsica… Fissi nella mia mente come ritratti di vecchi amici sparsi nel mondo.



"Conosco il fogliame di ogni albero, così come

i suoi fiori e i suoi frutti, in ogni stadio del

divenire e del morire, ognuno di essi è mio

amico, di ognuno io solo so i segreti. Perdere

uno di questi alberi per me significa perdere

un amico."


Herman Hesse



Non vedo l'ora di avere occasione per poter partecipare a un suo seminario, nel frattempo corro ad appuntarmi la nostra chiacchierata prima di dimenticare tutto.



Immagini tratte da The Tree Of Life di Terrence Malick




I prossimi appuntamenti con Marco Nieri:

https://www.laviadelleforeste.it/la-via-delle-foreste-2/

https://www.archibio.it/it/eventi-e-corsi/conferenze-e-escursioni