Réclame / nr.4

Manifesto di

Twentyone Avenue



Réclame

Il progetto

Mix di tabù e lotte del progresso neo-femminista con tecnologia, evoluzione sociale e cultura moderna.

Ogni volta una provocazione per ricordare che, prima di tutto, in ogni rivoluzione e battaglia ideologica è importante sapersi mettere in dubbio, prendersi in giro, fermarsi a riflettere sull'assurdo distopico che spesso si nasconde dietro l'angolo delle nostre ideologie.


Cosa succede quando a valori profondi si associa l'uso improprio dell'evoluzione digitale?

Ne abbiamo dato un ritratto ironico qui nel Manifesto / Réclame n°1 , nel n°2 e qui nel 3°.

Il gioco continua con questa ultima provocazione.






Cosa intendiamo davvero per connessione ?


Viviamo in un mondo a più strati, in cui la presenza fisica è solo una delle manifestazioni di contatto e connessione tra due o più persone. La tecnologia ha spostato le percezioni, i confini, cambiando per sempre le regole del gioco.

La presenza fisica non è più indispensabile al collegamento. Non come volevano le leggi della mancanza e della nostalgia romantica ma con nuove regole dettate dalla copertura di rete e dalla possibilità di connessione wi-fi.


In un mondo in cui tutto è stato già detto e ogni scenario è stato analizzato, sono davvero pochi e rari i luoghi nei quali la mancanza di connessione internet, l'assenza di segnale, vanno a ridare luce alla presenza, alla sostanza dello sguardo e della vicinanza.

Luoghi di detox, vacanze dal reale, fughe.


Uno di questi ultimi baluardi, luoghi non luoghi nei quali la copertura di rete non può colmare (ancora) nessuna distanza è l'utero materno.

L'ecografo anni fa ha iniziato a varcare un confine. Si trattava di un approdo o, più pericolosamente, di una partenza?


La mamma e il feto, il feto e il papà, l'immagine del bambino e il resto della famiglia. Numerose relazioni e connessioni si intrecciano prima ancora che l'idea del bambino sia fisiologicamente un inizio di vita umana. La presenza del figlio è anticipata dall'immagine, incredibilmente veritiera e immediata, che l'ecografia regala. Prima del nuovo membro della famiglia ci arrivano come cartoline da un mondo ultraterreno, le sue foto sgranate.

Comunicazione, connessione, intreccio, tempi falsati.


Stesso destino forse quello delle relazioni. I trailer dei social anticipano come ecografie la conoscenza di persona di amici e colleghi. Le foto profilo promettono come ecografie somiglianze o affinità. Vocali audio anticipano o sostituiscono il potere dello scambio della chiacchierata, correggendone i silenzi e le sbavature.

Tutto frammentato, diviso in francobolli abilmente abbinati in scala cromatica. Dialoghi e connessioni con persone lontane chilometri e anni riempiono le giornate togliendo luce ai pochi scambi costruttivi di persona. Le coppie appassiscono, i ragazzi svaniscono dietro gli schermi, connessi a mondi di fantasia con la stessa facilità dei bambini.

Lockdown e distanze aumentano il potere della connessione, ne sottolineano la necessità sempre più evidente.


Di recente al mondo intero è stato chiesto per motivi di forza maggiore di rinunciare per settimane ad abbracciare, ad unirsi, ad avvicinarsi. Proviamo a chiederci lucidamente, avremmo accettato con altrettanta pazienza, a parità di necessità sociale, di non avere reti di alcun tipo per oltre un mese?

Permesso di andare a passeggiare o guidare per ore, di fare l'amore o tenersi per mano anche tra sconosciuti, ma niente wi-fi né campo...per giorni, settimane, chilometri.

Proviamo a immaginare la sensazione di buio e al tempo stesso di lucida presenza.


Buio, lucida presenza, il senso ovattato di poter sentire solo chi è molto vicino davvero e la capacità di connettersi senza bisogno di trucchi né di parole. Forse è quella la sensazione della vita embrionale.


Una donna in dolce attesa si ferma durante una passeggiata, abbassa la mano a toccare la pancia, avverte un calcio, qualche movimento. Il bambino manda segnali, il corpo materno li riceve.

Un ragazzo e una ragazza si incrociano su una scala affollata, uno scambio di sguardi, un intrecciarsi di energia che non ha traduzione. Se quella tensione perdura, diventa attrazione di tipo magnetico. Nessuna parola, presentazione, calcolo di probabilità.

Due amiche si prendono la mano, due sorelle si abbracciano. Un uomo solo scrive per sé soltanto dei ricordi che non può condividere con nessuno, per il piacere della ripetizione, per il senso del segreto e dell'intimità.

Un bambino immagina un mondo, lo disegna in silenzio, non lo spiega, è nella mancanza di gravità dei sogni ad occhi aperti.

Delle grida da una finestra, una lite furiosa della quale non sapremo mai niente.

Di tutto questo occorre salvaguardare una cosa, il mistero.

A volte è il silenzio, la mancanza di segni e segnali, a sottolineare come la connessione autentica sia fatta soprattutto di assenze e di non-detti.

Rispettarli significa riconoscerne il valore, salvarne la possibilità.


E se l'iper-connessione, a partire dal momento in cui siamo nell'utero, ci stesse piano piano rendendo incapaci di connetterci veramente?

L'utero della donna è uno dei pochi ultimi luoghi liberi da connessioni, proteggiamolo con la stessa cura e lo stesso impegno coi quali salveremmo la barriera corallina o una parte di foresta.

Il mondo naturale è messo in pericolo dall'inquinamento tanto quanto lo sono le interazioni umane e il corpo. E ognuno di essi è strettamente connesso agli altri due.











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