Inverno, per scelta e per delizia

-La mamma si svegliò, comparve sulla porta e disse: "Guarda che buffo con tutte le finestre coperte di neve"(...)

"In effetti", disse dopo un lungo momento, "è un po' come se fossimo andate in letargo. Nessuno può più entrare e neppure uscire!"

La guardai con attenzione e capii che eravamo salve. Finalmente eravamo del tutto al sicuro e protette. La neve minacciosa ci aveva nascoste per sempre dentro a quel calore e non dovevamo minimamente preoccuparci di quel che succedeva fuori. Provai un enorme sollievo e gridai tivogliobene, tivogliobene e presi tutti i cuscini e cominciai a lanciarglieli addosso (...)

Poi iniziammo la nostra vita sotterranea. Andavamo in giro in camicia da notte e non facevamo niente. La mamma non disegnava. eravamo due orse con la pancia piena di aghi di pino e sbranavamo tutti quelli che osavano avventurarsi vicino alla nostra tana. Eravamo prodighe di legna, gettavamo nel camino un ciocco via l'altro finché il fuoco s'infiammò rombando. Ogni tanto ringhiavamo. Lasciavamo che il mondo pericoloso fuori se la cavasse da sé, era morto, era caduto nello spazio cosmico. Eravamo rimaste solo la mamma e io.

(...)

Poi la neve franò giù dalla finestra e una luce grigia si diffuse dappertutto. Qualcuno camminava fuori a passi pesanti, arrivò alla finestra e fece entrare altra luce.

(...)

Un figura di uomo scura continuò a spalare davanti alla porta e tutt'a un tratto mi misi a piangere e gridare: "Io lo mordo!Vado fuori e lo mordo!"

"è inutile", disse la mamma, "non capirebbe"-


Tove Jansson -

Il Libro dell'Inverno / Iperborea Edizioni



Se ogni stagione ha i suoi tesori, quello dell'inverno è il gelido manto sotto il quale vanno a fermarsi le memorie, i momenti, il calore.

Il tempo ha una durata diversa e quella durata, in inverno, appare più cristallina e breve. Forse più intima.


Quanto risulta inattuale nella moderna lotta per una vita sempre attiva, suggerire un immobile restare a guardare il fuoco? Lo suggeriscono in molti per la verità, lo avrete notato, con il vivere slow e quel godersi il quotidiano che sono le nuove propagande di autenticità. Ma quanti poi lo fanno, quel niente che tanto vale e tanto serve?

Inverno, blu notte di notte ghiacciata, color del buio quando è limpido.

Inverno di radicamento, progettazione, tempo di attesa letargica.

Al freddo le idee non germogliano, attecchiscono silenziose le tradizioni negli animi dei bambini, se lasciati a godere del tempo che cambia colori e ritmo.


In inverno i campi riposano e i contadini preparano i semi al caldo, disegnano giardini per la primavera, concedendo e concedendosi il tempo del riposo. Per quanto "il clima oggi dia meno certezze del calendario festivo" (lo scriveva già Pia Pera quasi 20 anni fa), il tempo della coltivazione resta un terreno sicuro dove praticare la familiarità con le stagioni e con la ciclicità naturale.


Blu Notte

Come abbiamo potuto dimenticare con tanta prepotenza che abbiamo bisogno di un tempo per ogni cosa, per ogni stagione? Come abbiamo potuto disturbare tanto il letargo invernale rendendo questo il periodo più ricco di stimoli e di impegni dell'intero anno solare?

Qualcuno sembra accorgersi, dell'ingiustizia. Torniamo a rispettare dei tempi morti (ma vitali) e a riconoscere una necessità di riposo: stagionale, mensile, periodico e costante.


stagione /sta·gió·ne/ sostantivo femminile


lat. stationem, der. di stare ‘star fermo'


L'ecologia della quale la nostra generazione parla, per la quale lotta, parte dal riconoscimento dei tempi per quello che sono: periodi e stagioni (dell'anno, del corpo, dello spirito) con le rispettive peculiarità e necessità.

Dal riconoscimento, si sa, arriva il rispetto. Con il rispetto, la valorizzazione.

Valorizzare il tempo e il suo scorrere, il suo presentarsi e offrirsi sempre diverso e ricco di suggerimenti, è una chiave importante per riuscire a vivere una battaglia ecologica non solo nella mente o nel cuore, ma nello stomaco con la sua digestione, nei polmoni col ritmo del respiro, negli occhi con la durata dello sguardo.

Comprendere questa battaglia, la battaglia per far valere i giusti tempi, è più facile se a farci da guida non sono le scadenze artificiali ma i ritmi naturali. Riconoscere le stagioni e festeggiarle, onorarle, è il primo passo, possibile più o meno ovunque.

Possiamo contare non solo sull'alternanza climatica di caldo e freddo ma sull'osservazione delle piante, degli animali, delle fioriture, scegliere noi che stagione mettere nel nostro piatto anche a dispetto della perenne disponibilità di tutte contemporaneamente. Assecondare anche i più timidi suggerimenti. E se proprio la natura attorno non ci parla, possiamo imparare a riscoprire le stagioni sul nostro corpo e nel nostro muoverci negli anni o nei cicli.

Dov'è la tua primavera ? Dove il tuo inverno? Riesci a vedere quella sanguigna estate nel gioco di tuo figlio? Onori il letargo del desiderio o la sua fioritura?

E il luogo in cui vivi, la casa, cambia al cambiare della luce e del periodo?

Riesci in qualche modo a connettere le tue azioni, il tuo quotidiano o la tua età, al concetto di stagionale e periodico? Se sì, ne sentirai forse il beneficio, come un'armonia tra il dentro e il fuori che gratifica anche nelle giornate più faticose. Un senso di corrispondenza, di ecologia, appunto.


"Appoggiato al lungo manico del mio falcetto, faccio una pausa durante il lavoro nel frutteto e osservo le montagne intorno e il villaggio sottostante. Mi domando come mai i pensieri della gente siano arrivati a girare più in fretta del volgere delle stagioni."

Masanobu Fukuoka -

La rivoluzione del filo di paglia / Libreria Editrice Fiorentina





Come Collettivo, LemmeLemme ha preso a cuore questa missione: sensibilizzare e ispirare una sciolta ri-connessione al concetto di periodicità.

Siamo felici di iniziare questi ruggenti anni '20 onorando le vibrazioni invernali con il nostro gruppo di lettori.



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