Fiutare la luce / il tuo laboratorio di abissi

Testo di

Cristina Pietrantonio


Illustrazione

Francesca Capellini



come

un vecchio seme

attendo


filo sogni nella mia tana

sotterranea

mentre fuori la tempesta

infuria

fino a far risplendere le stelle


Come lo sai che i tuoi piedi hanno toccato il fondo del pozzo e la risalita ti aspetta?

Come lo riconosci il Nadir di un'esperienza?

Quando sei in un posto davvero buio dentro di te, di lutto, di dolore, di trasformazione così profonda che la tua pelle di prima ti è stata strappata via, non vedi oltre.

È impossibile: sei lì dentro e basta. Per quanto chi ti è vicino possa fare per te, fondamentalmente nessuno può raggiungerti in quel punto.


Oltre che buio può essere anche molto freddo. E terrificante a volte. Sai che la versione di te che conosci, con cui hai impiegato anni per entrare in confidenza, non tornerà mai più. Di indizi sulla versione che verrà dopo non ne hai. Anzi, l'esistenza di un dopo tutto sommato ti sembra un pensiero alieno.

Se hai vissuto una tua Fossa delle Marianne tutto questo lo conosci.

Per attraversare questo genere di territori, la fede in una guida ultraterrena è un dono: ti offre il conforto di una lanterna nelle tenebre, se riesci a tenerla accesa.


illustrazione di Francesca Capellini per LemmeLemme

Oppure, si può imparare ad abitare l'abisso e a captare a fiuto una luce che ancora non esiste.

È un super potere, una capacità che può arrivarti quando impari metaforicamente a non sfuggire dalla stretta delle notti d'inverno con lampadine, candele, termosifoni o camini accesi.

Puoi imparare quest'arte dagli Inuit, dagli antichi sciamani. O dal tuo ciclo.

Se decidi di entrare a far parte di quel gruppo di femmine che prestano attenzione al proprio utero.

Per lo più questo organo aggiuntivo è bersaglio di maledizioni, dato che si fa vivo urlando (proprio per non essere mai ascoltato), durante il parto o alcuni giorni al mese.

Se invece decidi che quello che ha da dirti è interessante sempre, inizia a parlare con te.

Con un linguaggio sofisticato e variopinto che ti fa letteralmente viaggiare tra i mondi.

Uno dei viaggi più affascinanti è quello che fai in prossimità del tuo solstizio d'inverno interiore, nelle metaforiche notti gelate che precedono l'arrivo del sangue mestruale.

Lì c'è il tuo laboratorio di abissi. Dove puoi trovare il coraggio di guardare ed elaborare tutti quelli che ti sono toccati in sorte perché non hai bisogno di fede, qui: sai che l'uscita dal pozzo è a pochi passi da te, ormai sai riconoscerne i segnali.

Così puoi permetterti di sostare nelle tenebre e ascoltare la loro difficile lezione e, chissà, magari goderti il magico spettacolo di un'aurora boreale.









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