Latenze e rivelazioni / Inverno


di

Stefania Boniotti (Maraconde)

Alberto Mancini


Amanita - Inverno



Banco ottico 4x5”

Pellicola Ilford HP5

Sviluppato in camera oscura con Kodak D76

Dicembre 2019


L’inverno è il tempo in cui si mettono i semi di quello che sarà, un momento dell’anno in cui le tinte sono appiattite in semplici sfumature di colori neutri. Da qui la scelta di utilizzare il bianco e nero per rappresentarlo.

Nella sua essenzialità è però denso di forza, di potenzialità, un frammento in cui si intuisce ciò che potrà accadere con l’avvicendarsi delle stagioni.

Il banco ottico è ai nostri occhi il più invernale degli apparecchi fotografici. È lento e la composizione dell’immagine va a lungo pensata, studiata ed elaborata. Non è impulsivo e nemmeno frenetico, porta alla riflessione, proprio come il periodo più freddo dell’anno.

Per approcciarsi con il suo mondo al rallentatore è necessario nascondersi sotto ad una coperta. Protetti da quel manto, immersi nell’oscurità, l’immagine che abbiamo di fronte appare ribaltata.

L’attenzione passa dall’esterno all’interno e quel ribaltamento è sinonimo del processo tipicamente invernale della visione che si fa più interiore, più personale.

In quel guscio avviene un processo di elaborazione del vissuto che si modificherà col passare delle stagioni.




Backstage - Processo


Stefania, nel laboratorio di Maraconde, ha creato per LemmeLemme Amanita, un burattino nato dal legno dei boschi della Valle Camonica.

Insieme ad Alberto, documenteranno il percorso di Amanita stagione per stagione; scegliendo ogni volta un processo fotografico e un contesto che raccontino quel particolare momento dell'anno e il processo creativo che guida il loro progetto artistico.







- le foto di Alberto in camera oscura sono scattate da Claudia Filisina @claudiafilisina -


La latenza è parte fondamentale e imprescindibile della documentazione di un evento che è esistito, ma la cui testimonianza non esiste davvero finché non viene esplicitata tramite processi, quindi di fatto esisterà.

Una condizione metafisica. Sai che c’è ma non la vedi, un’informazione, un semplice appunto che vuole manifestarsi, come per le idee, che viaggiano in attesa di essere prese, trasformate e rivelate.

Queste parole valgono per l’immagine latente in fotografia, ma possono essere altrettanto vere per la creazione di un burattino e per tutti gli esseri del mondo visionario di Maraconde.

Essi infatti nascono dall’attenzione per il legno che si svela a chi se ne prende cura e lo trasforma, per restituirlo al mondo, in una nuova vita. I personaggi non vengono infatti pensati prima della realizzazione vera e propria, ma si esprimono nel momento catartico di approccio al legno. Ecco così che accade la magia della creazione che si esprime grazie all’ascolto e al sentire profondo degli elementi.

Lo stesso attimo magico avviene in camera oscura, quando la pellicola si mostra a chi conosce i segreti per portarla dalla latenza alla rivelazione, tramutando un semplice pezzo di cellulosa in un vivo ricordo.


I parallelismi tra la creazione di un’immagine a pellicola e la nascita di un burattino sono molti e hanno a che fare con una serie di passaggi che portano la materia da una fase di potenzialità di nuove realtà, ad una di realizzazione delle stesse. Lavorare in analogico e costruire con le proprie mani, induce a sperimentare e a mettersi in relazione con lo scorrere del tempo e dei suoi mutamenti. Riflettendo, abbiamo intravisto un collegamento altrettanto tangibile, tra queste fasi e il processo che porta ad una metamorfosi interiore ed esteriore, chi vive con consapevolezza il cambiare delle stagioni, a contatto con la Natura.


Così, ad ogni cambio stagionale, portiamo Amanita nel bosco da cui proviene, e ne documentiamo la trasformazione.

Al contempo scegliamo il mezzo fotografico più consono ad esprimere i caratteri di quel tempo che ad ogni trimestre muta, lasciando in dono, a corpo e spirito, rivelazioni del tutto nuove.


La metamorfosi di Amanita, la sua Rivelazione, avverrà strada facendo, stagionalmente, così come per la pellicola fotografica che ne documenterà l’evoluzione. Anche per il suo sviluppo esistono infatti tempi necessari, con le proprie caratteristiche, che renderanno la latenza parte integrante della realtà.

La pellicola è un’entità fisica apparentemente priva di vita e può restare così per tantissimo tempo. Può però decidere di svelarsi e potenzialmente di trasformarsi in infinite immagini.

Il suo compimento e l’anima che le verrà donata saranno le missioni di chi si approccerà al suo mutamento.

Così come per il legno, è necessario conoscere come si comporterà sulla base di dove vorremo condurla, e come per il legno, dovremmo essere noi ad ascoltarne le esigenze e le richieste, facendo così esperienza del tempo e del suo scorrere sempre nuovo.








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