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Martinmas /

San Martino sul destriero

galoppava, galoppava,

tutto avvolto nel mantello,

tutto assorto nel pensiero.

Nero il cielo, freddo il vento

ed un turbine di foglie…

Era autunno. San Martino

galoppando udì un lamento.

“Muoio”, un poverello

ripeteva irrigidito.

San Martino con la spada

tagliò a mezzo il suo mantello.

Che tepore! Al poverino

gli ritorna sangue e vita,

or ch’è avvolto nel mantello

del pietoso San Martino.

Ricomincia a galoppare

nel grigiore il cavaliere

quando tiepido il bel sole,

per prodigio, ecco riappare!

D’un azzurro intenerito

che ricorda primavera

si innova tutto il cielo,

pare il mondo rifiorito.


Con San Martino si chiude un periodo molto bello e intenso che inizia simbolicamente alla Vigilia di Ognissanti...12 giorni dopo, la cosiddetta "estate di San Martino" segna quello che è il definitivo passaggio verso il freddo e il buio invernali.


Martino prima di diventare Santo era un cavaliere, possiamo immaginarlo come un ragazzo portato alla carriera militare suo malgrado, chiamato con un nome che onorava il Dio Marte. Soldato dall' animo gentile non è davvero destinato alle battaglie e diventa il simbolo dell' ospitalità, del rifugio per il viandante, del caldo (di un lume, di un caminetto) durante il primo ostile freddo, della luce nel cammino più buio.

Divide in due il suo mantello, scalda il mendicante e, nella visione cristiana (cattolica) è ricompensato dal caldo di un inaspettato colpo di coda estivo. Ecco che arriva un po' di tepore estivo e avviene (a volte avviene) la cosiddetta l'estate di San Martino.

Rolf-Dieter Meyer-Wiegand (German, 1929–2006) Title: Martinszug
Rolf-Dieter Meyer-Wiegand (German, 1929–2006) Title: Martinszug

Prima di Martino, l'11 novembre segnava la chiusura dell' anno agricolo e concludeva il periodo del Capodanno Celtico che inizia con il 31 ottobre.

Nelle culture precristiane le settimane tra l'equinozio autunnale e i primi giorni di Novembre sono il periodo per antonomasia di discesa. In astrologia entriamo nel segno dello Scorpione, anche lui simbolo di introspezione e "lavoro sull'ombra".

Nelle tradizioni indiane, latine, messicane... cercando in ogni racconto ci si imbatte in personaggi che simbolicamente scendono agli inferi.

Nella mitologia greca Kore, durante i Grandi Misteri a settembre, scendeva agli inferi per riemergere Persefone. Nella tradizione messicana sono i Gemelli Sacri a discendere agli inferi per poi riemergere e dare vita al Sole e alla Luna (ne parla Diego Nicola Dentico qui).

In Mesopotamia la dea Inanna.


"Scendendo attraverso i sette cancelli degli inferi, Inanna (identificata dai greci con Afrodite) si era spogliata di tutti i propri attributi regali fino a che si era trovata nuda dinnanzi alla propria gemella oscura. Questo mito, oltre a parlarci della ciclicità del tempo e dell'alternarsi delle stagioni, ci parla di individuazione, ovvero del processo di trovare se stessi che passa attraverso lo scendere nei propri inferi (l'inconscio) e confrontarsi, prendendo coscienza e accettandola, con la propria ombra."

Diego Nicola Dentico - Lunaria / Appunti di Naturopatia nelle Stagioni


Discese simboliche per segnare un contatto con le ombre, con i misteri, col mondo spirituale forse più cupo.

In questo momento dell' anno tutto riporta a una fisiologica discesa, una celebrazione del raccolto, un "lasciar andare" come foglie tutto quello che non è più (celebrandolo),

per approdare in questo giorno a stappare la prima bottiglia di vino Novello (oggi, come vuole la tradizione contadina), assaggio al tempo stesso dell' anno trascorso e dell' anno che verrà.



A San Martino si accendono lanterne, simbolo di luce e ricordo di antichi falò celebrativi.

Le lanterne più creepy di Jack O'Lantern, zucche illuminate che parlando degli spiriti dell' aldilà si fanno lanterne un po' più consolatorie, colorate, cantate, simbolo più della risalita in una tana sicura che della discesa nella grotta.

In realtà tutto il periodo autunnale- invernale è un periodo "da lanterne". In diverse culture le lanternate del periodo di Halloween erano dei cortei colorati che non mettevano necessariamente l'accento sul lato più mostruoso e pauroso, preso un po' in prestito dall'estetica messicana dei Dias de los Muertos.

Dove allora la lanterna nella zucca ci accompagna nella caverna , nel faccia a faccia inquietante e un po' faticoso che viviamo a cavallo tra ottobre e novembre, la lanterna di San Martino sembra segnare piuttosto un arrivo, la portiamo con noi nella risalita e la mettiamo sulla tavola della taverna dove forse incontriamo anche altri reduci dallo stesso viaggio.

Henry Wegiel - FolkFest Lantern Prade
Henry Wegiel - FolkFest Lantern Prade

La lanterna illuminata fuori dall'uscio di notte è un segnale per aiutare gli spiriti dei defunti a trovare la via di casa, come nell'Obon giapponese, che però cade in estate (ad agosto), la famosa Festa delle Lanterne e momento di celebrazione dei defunti.

Lanterne come amuleti scacciapaure, piccoli falò portatili per scongiurare il buio, "segnali luminosi" da inviare ad abitanti di altre dimensioni in visita, porta fortuna da tenere stretti durante i nostri viaggi inconsci che ci mettono alla prova.



E' un periodo che parla della paura, ed è anche inutile nasconderlo. Paura atavica dell'uomo di incamminarsi da solo al buio, paura di non sopravvivere al gelo (macelliamo i capi da sacrificare, prepariamo la dispensa, impiliamo la legna), paura che questo suggerimento mistico che arriva dalla Natura che dice "gli antenati tornano, o meglio, sono sempre tra noi, come le ombre" sia destabilizzante.

Ecco perché un bel Cavaliere, dal mantello rosso, con una rassicurante spada sguainata, dall'alto del suo cavallo. Fiero fa un gesto di carità, rivolto verso quello che è forse il vero protagonista di queste parabole : il poverello, il malato, il solo, il morente. Arriva la mitica figura e lo scalda, lo salva, lo accoglie, mostra un umano gesto di amore in un quadretto freddo che sa di battaglie e guerre in corso (altrimenti perché girare armati a cavallo in un mattino di novembre).

In India era Avalokiteshvara, il bodhisattva della compassione e della misericordia, a compiere questa discesa. Dopo aver visto le infinite sofferenze ha come missione alleviare le sofferenze umane; con le sue undici teste e mille braccia che simboleggiano la capacità di vedere ed essere ovunque serva essere d'aiuto.

Dove l'induismo porta questa forte e fertile immagine di moltiplicazione, il cristianesimo mima il concetto con un mantello che viene tagliato per diventare due.


Quale che sia il vostro tono nel cantare questa festa, il colore scelto (se quello cupo che sottolinea l'oscuro o quello caldo che riporta conforto), l'immagine alla quale affidare le vostre celebrazioni, ricordate di accendere una fiamma (grande o piccina) e di brindare (col Novello se vi và..) a questo passaggio, moltiplicando la gentilezza e il calore.




 
 
 

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