Pendolarismi / parte II

a cura di

LemmeLemme


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TwentyoneAvenue



18 Marzo _Ore qualsiasi

Il silenzio naturale della campagna da una parte. Il silenzio artificiale di una città dall'altro.

La socialità reclusa in videochiamate e chat.


A. S.

Ciao

C. T.

Ciao

Tutto bene lì?

A. S.

Tutto fermo. Lì?

C.T.

Tutto tace.

A. S.

Hai guardato il link che ti ho inviato?


C. T.

Stamattina sì. Ma fatico a capire il succo

A. S.

I numeri...quegli 8000 annuali per influenza. Non calcolando i casi non classificati come influenza perché polmoniti fatali in situazioni già compromesse.

Ma non posso dirlo altrimenti sono alla stregua dei complottisti giusto?

C. T.

Ma sai che io non riesco ancora a capire il senso di questa cosa?

A. S.

Che potrebbe trattarsi di un virus influenzale più forte di altri...di una forma subdola che arriva un po’ ovunque, particolarmente aggressiva...come molti altri virus ogni anno.

C. T.

Ah, ora capisco.

Scusa sono un po’ lento sulle cose medico scientifiche. Ma credo sia stato detto da più parti. Il presidente degli Stati uniti non ha fatto altro che dire che è una normale influenza, poi ha dovuto istituire l’emergenza nazionale

A. S.

Io non ho le competenze. Solo ragionamenti lucidi. Il problema non sembra essere la violenza del virus ma i tanti casi tutti insieme.

Mi domando se lo stesso livello di screening si fosse fatto altre annate con altri ceppi, se i numeri non avrebbero finito per equivalersi.

C. T.

Non lo so. Probabilmente no, gli altri anni non ci sono stati mai reparti interi di terapia intensiva intasati.

A. S.

Tra il dire "È un forte raffreddore" come certi titoli e il "moriremo tutti" , in mezzo

...ci sarà pur qualcuno

C. T.

I cinesi non hanno mai dovuto costruire ospedali in 5 giorni

A. S.

Si però altri anni, prima che si riempissero i reparti, non era stato dichiarata allerta, la gente non si era radunata nei supermarket prima e negli ambulatori poi...

C. T.

Sì, certo. Non moriremo tutti, per fortuna.

Ma nei supermercati ci si raduna tutti i giorni da quando esistono.

A. S.

È indubbia la forte contagiosità, credo che in una dimensione di sovraffollamento come quello cinese le cose precipitano facilmente. Non per altro molte delle ultime epidemie sono nate e si sono sviluppate in focolai lì…

C. T.

Ma cose così non si sono viste nemmeno per la Sars.

All’inizio c’è stato un panico stratosferico da una parte e scetticismo eccessivo dall’altra.

Hanno sospeso quasi tutti i campionati di calcio, forse gli europei e persino le Olimpiadi rischino. Roba che dal ‘40 non capita.

A. S.

Diciamo per capire cosa intendo che...se l'anno scorso avevi mal di gola stavi a casa. Quest'anno un 80% di quelli che normalmente sarebbero stati a casa sono usciti a fare scorte e sono corsi dal medico.

Non sono un virologo. Ma un atteggiamento simile in un paio di settimane produce un ulteriore aumento credo...in ogni caso, che sia un raffreddore o ebola.

C. T.

Tutto per un complotto o isteria collettiva?

A. S.

Disordine sociale e isteria collettiva (in parte indotta)

C. T.

Non so. Chi sta a casa dal lavoro per un mal di gola? Chi non va allo stadio? O al cinema? Non credo che quegli assembramenti (successivi alla diffusione) abbiamo più effetto di una vita normale di contatti.

A. S.

Non dico siano LE cause della situazione. Posso supporre siano state tra le cause del suo aggravarsi...

Nel piccolo di un pronto soccorso provinciale o di un ambulatorio l'improvvisa compresenza di giovani positivi al virus e di anziani lì per altri controlli fa differenza a mio avviso.

Non per altro poi è stato detto chiaramente di evitare di recarsi dai medici ma di chiamare. Per limitare i contatti, che nelle settimane precedenti erano raddoppiati in modo anomalo...

C. T.

Non so. Dovremmo vedere come andrà negli altri paesi, in cui in teoria dovrebbero essere più preparati alla gestione, dopo l’esperienza nostra.

A. S.

Quel video che ti avevo girato dell'influenza di che anno era? Dell'Istituto Luce.

C. T.

Non ricordo, ‘50?

A. S.

Ci furono 5000 morti...

E probabilmente le terapie intensive non erano al collasso perché la maggior parte nemmeno ci arrivava.

Altri anni. Altra gestione. Altri modi. Numeri simili. Fu un virus molto forte che in una stagione seminò paura. Arrivava dall'Oriente. Non c'erano i trasporti odierni (e nemmeno la comunicazione di oggi né il web) e non fu così di rapida diffusione.

Credo fosse l'asiatica.

C. T.

Ma sai che ti dico? Sinceramente non lo so. Io credo, sicuramente il panico e la cattiva gestione (e autogestione) di molti è un problema e ha contribuito. Come dimostrano le mancanze di approvvigionamenti di mascherine e altri strumenti necessari per chi lavora nella sanità, perché l’egoismo del singolo preferisce accaparrare per sé che pensare a chi ha più bisogno.

Succede quando non ci sono problemi, figuriamoci in momento di percepito pericolo.

A.S.

Ho controllato era per l'asiatica degli anni ‘60...interessante...pieno boom economico. Sarebbe bello cercare se bloccarono tutto.



C.T.

Non lo so, io trovo che ci sia bisogno di più silenzio. Meno post, meno commenti, meno pareri, meno visioni, meno numeri, meno confronti...

A. S.

Ne ero convinta anch'io, e ne resto convinta per tutte le informazioni qualunquiste che girano, ma ho troppa curiosità di capire al momento...come non mi tornasse qualcosa nella diagnosi che mi racconta un amico.

C. T.

Sappiamo tutti tutto di politica, di calcio, di economia, di migrazioni, di tutto. A me sembra che questa quarantena forzata possa essere l’occasione per leggere un post in meno e un libro in più.

Io trovo più similitudini con la peste del Manzoni o di Camus che con il video della Rai, che racconta solo un tassello, per quanto interessante.

A. S.

Lo so lo so, il silenzio è virtuoso di questi tempi e anche utile...ma lo spirito di critica, il dubbio...come non riuscissi ad arrendermi a un'evidenza che percepisco sfalsata.

C. T.

Ma sì, ma personalmente sì, privatamente. Io vedo Facebook e sembra che sia l’unica cosa che non è cambiata. Le stesse battute, la stessa catena di Sant’Antonio fasulla, la stessa polemica sterile.

Non c’è un’analisi più approfondita, non una pausa di riflessione. Eppure ora non ci corre dietro nessuno! Non dobbiamo correre a mille appuntamenti.

A. S.

Beh ma quello ha a che fare col cambio di ritmo di attenzione e apprendimento che ormai ci caratterizza.

Ma che credo che non si debba cedere troppo al "buono" che questa quarantena ci offre...il tempo, la gratitudine, le letture, la crescita personale. Che fine fa in questo il nostro spirito critico? È un modo come un altro di fidarsi delle voci "fuori" ...Che sia l'opinione di un medico o di un giornalista.

C. T.

Infatti! Se possiamo fare qualcosa di buono di questa situazione, è ricostruire da una tabula rasa, come la repubblica post-fascista.

A. S.

Lo vedo difficile. La comunicazione ha infettato/modificato troppo il nostro modo procedere nel mondo

C. T.

Ripartire dall’istruzione, dai tempi dell’istruzione, dai ruoli dell’istruzione. Magari il virus del 2050 lo affronteremo meglio perché saremo più preparati a livello culturale. Per ora siamo al mondo di Manzoni

A. S.

Allora ci vogliono mesi di quarantena per fare la differenza. Ma i tempi sono più veloci di allora...sia di contagio che di ripresa.

C.T

Non parlo però di queste poche settimane di clausura, mi riferisco al “post”. Quando ci sarà un Paese da ricostruire, un’economia da ricostruire.

A.S.

Mi domando...chi fa un colpo di tosse oggi, ha la lucidità di mantenere un suo spirito critico e auto consapevolezza da poter sentire se è una situazione a rischio o no?

C. T.

Appunto, questo è il problema. Quando quella dottoressa del Sacco diceva che non bisognava farsi prendere dal panico si riferiva proprio a questo: fateci curare chi sta male, non chi ha 36,6 di "febbre"

A.S.

Ma quanti poi con la febbre a 37 sono corsi a starnutire negli ambulatori, sedendosi accanto che erano lì per altre patologie o anziani?

L'effetto nocebo globale ha un forte potere...

C. T.

Placebo?

A. S.

No nocebo. Ovvero l'inverso del placebo. Il malessere che insorge nel 50% dei casi solo per suggestione. Come nel placebo la guarigione.

C. T.

Ah sì ok

A. S.

In questo caso ovviamente non credo a una polmonite presa per suggestione ma all'aggravarsi di situazioni altrimenti gestibili.

Si innesca una "cascata di interventi".

Quando da una cosa sorge un domino imprevisto che anziché risolvere aggrava la situazione

A mio avviso questo di ora ne è l'esempio sociale.

C. T.

Stiamo dicendo la stessa cosa. L’incapacità di autogestirsi è un elemento dirompente.

A.S.

In qualche modo è quello che la politica di alcuni paesi ha cercato inizialmente di evitare.

Al di là dei discorsi economici...

C. T.

Beh, non so se sia al di là di questo, credo anzi sia proprio una diversa gestione economico politica alla base il motivo. Noi abbiamo comunque dimostrato di non saperci autogestire, questo è chiaro.

P. S.

Più di qualche "esperto" sostiene che l'effetto a catena del caos e psicologico della quarantena aggrava situazione e numeri...principalmente perché, credo, modifica radicalmente atteggiamenti e reazioni. Quindi se non si tratta di una effettiva pestilenza (quindi un tasso di mortalità molto alto) correre il rischio che il virus circoli e la comunità risponda sembra la strategia paradossalmente migliore.

Non so se scientificamente è smontabile, ma istintivamente e visto cosa è successo qui in breve, in realtà mi sembra sensato.

C.T.

Una cosa buona di questa clausura imposta è che il principio di salute personale è più importante della salute economica.

Se non ci dimenticassimo di questo domani, scampato il pericolo, allora forse penseremo anche a cibi più sani, a metodi agricoli e industriali più sani, sia fisicamente che moralmente.


A. S.

Si spera che in questo caso sia un periodo di "rieducazione" come hanno detto alcuni medici saggi che non si sono lasciati trascinare dal caos...

Ma fatico a credere che avverrà nella maggior parte delle case.

Con tv accese tutto il giorno e bambini che a 3 anni dicono "coronavirus" e disegnano coroncine.

C. T.

Dubito anche io che “basterà” tutto questo, però una piccola speranza la ripongo.

Pensa che bello se cogliessimo l’occasione per ripartire dicendo: "la salute è importante!",

"Magari smetto di mangiare schifezze 2 giorni su 3" o "Magari smetto di mangiare monoporzioni plasticate solo perché faccio meno fatica".

"Magari smetto di prendere i pomodori più economici tutto l’anno sapendo che sono quelli raccolti da disperati ridotti in semi-schiavitù"

A. S.

Ripartiremo dicendo soddisfatti "la prevenzione è importante!", ecco il problema.

Dove per prevenzione non si intendono le difese dell'organismo ma l'igiene.

L'attenzione si sposta sempre su trattamenti, vaccini, screening, allontanandosi sempre di più dall'uomo, dalle sue risorse personali di prevenzione, cura, attenzione.

C.T.

Hai ragione, volevo dire proprio questo: mantenere la salute, non curare.

Cioè, curare quando serve, ma pensando che è salutare non essere costretti a lavorare oltre le proprie possibilità, è salutare mangiare sano, è salutare muoversi in modo sano

A. S.

Eh ma socialmente ci sono buone probabilità che si riparta dalla sanità e non dalla salute

C. T.

Questo è sicuro, ma mi piace sognare.

Lo si vedrà poi. Le cose cambiano anche da cultura a cultura. In Cina hanno chiuso tutto e ha funzionato. In America ci hanno preso per il culo e adesso la situazione sembra sfuggirgli di mano. Magari nel Nord Europa le persone sono più in grado di auto-regolamentarsi e non dovranno chiudere tutto. Lo spero per loro. Noi no, lo abbiamo dimostrato ampiamente con vecchi che scappano da zone rosse per andare a sciare e poi si ammalano in pista e giovani che corrono a casa percorrendo 800 km in treno…

A. S.

Si lo dirà il tempo...lo diranno i numeri.. se manterranno la linea di ora coerente e continua. Altri paesi vicini a noi avevano una linea simile anche sulla chiusura delle scuole per limitare i contagi intergenerazionali, poi si sono adeguati a misure ormai comunitarie (altro domino inevitabile).

C. T.

Pensa a un mondo in cui l’insegnante non viene preso a calci dal genitore se dice qualcosa che non sia un superlativo assoluto. In cui la scuola forma gli alunni come persone e non per un lavoro.

A. S.

Si torna all'importanza dell'educazione

C. T.

Se ripartissimo da qui: educazione e cura. Sarebbe un gran risultato.

Cura di sé, dell’alto e dell’ambiente (ossia di tutti).

A. S.

Quanto di questo avremmo potuto arginare moderare o evitare se fossimo una popolazione più "educata"?

Non intendo che ci saremmo coperti la bocca per tossire senza che ce lo imponessero, ma che avremmo avuto forse più lucidità e criticità per agire nel migliore dei modi per noi (ascoltando i sintomi, riconoscendo i rischi effettivi, evitando il panico) e per gli altri (rispettando norme che ci sembrano eccessive per noi ma che sono necessarie alla comunità).

C.T.

Non che uno si auguri il fascismo per avere una costituzione come la nostra, ma se virus deve essere, almeno approfittiamone per rivedere l’importanza della sanità pubblica, ad esempio. Che se i medici stanno reggendo è solo perché ancora non l’abbiamo sfasciata tutta.

A. S.

Ma qui entra in gioco il potere della politica più che del singolo

C. T.

Ma la politica la facciamo noi. Come l’abbiamo fatta noi nel ‘45 e come l’abbiamo fatta noi nel ’22, purtroppo.

A. S.

La gestione di questa crisi. La sua gestione nella comunicazione prima e nell'emergenza poi... sono lo specchio dei tempi

C. T.

La politica restituisce quello che un paese chiede. Un paese “educato” avrà rappresentanti migliori.

Un paese che chiede del qui e ora, fregandosene del domani e dell’oltre non può che ottenere una politica miope e immobile

A. S.

Certo

C. T.

È già un miracolo che venga gestita, visto che abbiamo deciso 25 anni fa circa di smantellare una classe politica degna di questo nome.

A. S.

In un corpo che è sotto sforzo per stanchezza o stress la malattia o l'incidente spesso insorgono come segnale...come un suggerimento a fermarsi e riequilibrare una situazione che non può procedere.

Al di là di tutte le speculazioni più o meno vere, sociali o sanitarie, la sensazione è questa. Come se improvvisamente quella diffusa frustrante stanchezza avesse trovato la sua espressione. Come un grido d'aiuto inconscio.

C. T.

Non so se è così, probabilmente no. Probabilmente sono cose che ciclicamente accadono, però è il modo migliore di interpretare questa cosa.

A. S.

È la MadreTerra che reagisce spendendo pandemia?

È il simbolo della imminente estinzione umana se non si riconnette alla coscienza?

Ci saremmo accorti di questa influenza se avessimo adottato misure diverse?

L'elevato numero di morti italiani ha a che fare con il fatto che siamo il primo paese europeo per batteri antibiotico resistenti negli ospedali?

....queste le teorie, le considerazioni, i ragionamenti...

Per finire poi c'è il complotto politico ovviamente.

Il punto è che, a sentimento, senza scomodare visioni eccessivamente punitive (è una punizione perché inquiniamo troppo il pianeta, come gli uragani), non mi pare totalmente un caso che il focolaio più potente occidentale sia in questa zona europea.La nostra stanchezza, mentale e fisica, era palpabile. La nostra vulnerabilità passa anche da lì.


Ciclicamente succede è vero. Ciclicamente le malattie girano. Il punto è sempre chi ne cade vittima e chi viene solo colpito in parte... chi soccombe e chi si adegua e procede.

La sensazione di un paese (un'Europa) stanco, tirato, sfruttato e con pochi punti di riferimento fa pensare a quella stanchezza dell'atleta che spinge troppo senza ascoltare le proprie sentinelle fisiche e che poi subisce lo stop forzato.

Tutto sta a vedere come la persona, il corpo e la mente reagiscono al colpo.

Con che cure, in che tempi.

Ci sono atleti che dopo due mesi si rimettono gli sci e poi restano bloccati a vita.

C. T.

Discorso però che vale anche per gli Inglesi o per gli americani fino a 7 giorni fa. Rischiano di fare la fine dell’atleta che si sente invincibile e poi viene stroncato da un infarto a metà maratona.

A.S.

Certo perché molto probabilmente il loro modo di procedere è dettato dalla politica e dall'economia.

L'atleta che "vince" (in senso di salute non di performance) è quello che lavora in modo cosciente, connesso con le proprie potenzialità.

Gli Stati che al momento rispondono così non lo fanno perché hanno dati a favore del loro popolo come particolarmente resistente a livello immunitario o perché forti di un'alimentazione eccellente o un tasso di anziani e persone a rischio molto basso.

Appoggio l'approccio per quelli che dovrebbero essere i reali motivi.

C.T.

Sulla resistenza antibiotica no so se è direttamente legata al proliferare di questo virus, ma in ogni caso è una questione che deve tornare al centro della riflessione del nostro sistema personale e sanitario. Perché se non è questo il caso lo sarà quello di domani.

Sul complotto politico beh... siamo in una fase di incapacità e inesperienza politica senza precedenti (parlo a livello locale ma anche globale, in occidente. Con l’eccezione della Germania). Non credo che nessuno di questi improvvisati saprebbe organizzare un complotto simile, ma nemmeno piccolino. E soprattutto... cui prodest?

Togli lo sport e ti fai odiare per sempre, non è una grande mossa. Panem et circenses, è rimasto solo panem.

Magari fosse un complotto internazionale...

A. S.

Esatto quello che ho pensato io...magari fosse un complotto! Farebbe onore alle classi politiche.

Quello che è sicuro è che esiste una connessione tra pandemia (nelle sue cause e nel suo post) e rispetto della Natura. Ti giro un link interessante.

Apri qui


C. T.

Quella del complotto è una visione ottimistica e razionale del mondo. Quasi confortante. Purtroppo non siamo in un film thriller scritto da un bravo sceneggiatore che inserisce solo elementi di senso compiuto.

Dopo leggo, sull'ambiente siamo in ovvio accordo.Comunque ora io debbo andare.


A. S.

Anch'io

Si è fatto tardi!

C. T.

Too late!

A. S.

Ma dove devi andare? Mica uscirai?🙃

C. T.

Per fortuna ho un cane!










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