Pendolarismi / parte III

a cura di

LemmeLemme


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TwentyoneAvenue



Un gruppo di amici condivide l'affitto di una casa al mare come tutte le estati.

Un rituale per ritrovarsi e passare le settimane di agosto insieme che negli ultimi 6 anni si è svolto in Francia.

I nostri protagonisti, venuti una dal nord Italia e uno da Roma, si ritrovano come ogni estate, quest'anno però su una costa italiana.


Per leggere i precedenti episodi potete leggere QUI e QUI



19 Agosto _Mattina

Il mercato alimentare di un paesino affacciato sul mar Tirreno.


A. S.

Comunque, le cipolle in Corsica erano molto più belle, ti ricordi?

C. T.

io te lo dico, neanche ci volevo venire in vacanza quest'anno.

Tantomeno in Francia.

O Spagna.

O Croazia.

A. S.

Beh quello no addirittura...semplicemente secondo me,

si poteva continuare ad andare nello stesso posto di anni.

Un paesino piccolo, la casa bella...

C.T.

Sì, ma anche solo lo sbattimento di prendere il traghetto,

mascherina tutto il tempo, attenzione a tutto...

troppa fatica per una vacanza.



A. S.

Sì va beh...il viaggio dura un giorno, la vacanza continua...

A me scoccia che gli altri fossero preoccupati

realmente delle probabilità di contagi.

C. T.

e poi metti che non ci fanno rientrare!

A. S.

Ma magari...

Comunque scherzi a parte...le cipolle,

e anche i peperoni erano migliori. Anche i limoni.

C. T.

Ma perché là conosciamo tutti, sappiamo dove andare a pescare.

Qui non ci conosce nessuno e la verdura migliore la

tengono da parte per gli aficionados.

A. S.

Ma poi guardati in giro... È nonsense puro...

Quella signora ha abbassato la mascherina per parlare perché sennò non si sentiva.

Davvero Guido e Veronica si sentono più sicuri in Italia?

Che senso avrà...

C. T.

Certi vecchi però non contano, quelli si abbassano la mascherina

perché sotto sotto sperano di essere contagiati.

A. S.

Ricordiamo che durante il lockdown era lui, tra l'altro, a mandare video complottisti... e adesso senza logica apparente mette la mascherina anche per andare a buttare la spazzatura.

C. T.

Perché puzza.

A. S.

Ahahah esatto io la metto per cambiare i pannolini!

C. T.

Fa così perché adesso ha qualcuno di cui avere paura.

Quelli che vanno all'estero, gli stranieri che vengono qui...

A. S.

Come se i mesi scorsi avessero rafforzato il legame con la patria..

voglio dire, per qualcuno sarà anche stato così...

C.T.

Uh... non so, la vedo più come soluzione facile della nostra mente:

è sempre così, che se il pericolo viene dall'altro,

non ti senti obbligato a responsabilizzarti

A. S.

In che senso?

C. T.

Però questo melone vince, guarda? Perfettamente tondo.

A. S.

Perché, conta la forma, non com'è dentro?

C. T.

Chi può dirlo?

A. S.

Vabbè, stavi dicendo?

C. T.

Che se il rischio può venire da chiunque vuol dire

che dobbiamo stare tutti attenti, se invece "noi" siamo puliti

e sono gli "altri" il pericolo, non dobbiamo fare tanta fatica.

A. S.

È un vizio mentale, un modo di ragionare...

C. T.

Il motivo per cui Guido e Veronica si sentono più sicuri in Italia

è che il loro cervello sa che se 60.000.000 di italiani sono

il pericolo allora è pesante...

se lo sono solo i mille immigrati e i 500 deficienti che sono andati

a sballare a Zagabria allora siamo tranquilli.

A. S.

Il punto è...dove siamo "al sicuro"? Ma poi al sicuro da cosa?

Se una cosa la pandemia l'avrà stimolata oltre all'amor di patria

per alcuni speriamo sia il senso critico.

C. T.

Speriamo.

Ma non so, davvero....

A. S.

Se penso al mare di cazzate che sono girate questa primavera

e alle prime pubblicità che ho sentito appena risalita in auto...

"ripartiamo al doppio della velocità" o cose simili

per pubblicizzare una nuova auto.

C.T.

Abbiamo capito cosa veramente importa... ora dimentichiamocene in fretta!

Questo era il senso degli spot e della filosofia di molti.

A. S.

Tutti in casa a proclamare ecologismo a buon mercato

e adesso comprano l'Amuchina monodose in plastica.

C. T.

Per poi non usarla e non fare la figura dei paranoici in pubblico.

A. S.

Come sempre, chi ha la pazienza e la tenacia di perseguire...

di dare un senso...sono davvero pochi.

C. T.

Io credo ci stiano pure le incongruenze... ci può pure stare,

però almeno averne un minimo di coscienza non sarebbe male.

"So di essere incoerente". Sarebbe già qualcosa.

A. S.

Una frase che ho sentito dire moltissimo dagli amici ultimamente è stata:

"Abbiamo un sacco di conoscenti che dopo questa esperienza hanno cambiato vita..."

C. T.

Io, ad esempio, non finirò mai la mai vita nella foresta boliviana,

dopo aver rinunciato al ruolo di Ministro dell'Agricoltura,

me ne rendo conto che è un po' ipocrita, ma è un primo passo...

A. S.

"...Sì trasferiscono, cambiano vita, cercano la natura,

hanno capito cosa conta.."

C. T.

Ma chi, scusa?

A. S.

Moltissimi amici di amici!

Poi nella pratica sono davvero curiosa di vedere quali cambiamenti...

C. T.

Ah ecco... Dicono che vogliono cambiare vita, non che l'hanno fatto.

A. S.

Intendo dire che c'è molta "propaganda"

che mi ricorda i toni green in quarantena ...

C.T.

Già.

A. S.

Ora è brutale dirlo così, ma la gente davvero sempre più spesso

dice una cosa e vive in modo contraddittorio.

C. T.

Sempre più spesso? Abbiamo passato 50 anni dal dopoguerra a parlare

di genuinità mentre facevamo di tutto per allontanarci dalla natura.

Ci piace raccontarci in un modo e poi scegliere per ciò che è più comodo.

A. S.

Allora diciamo che stiamo diventando sempre più bravi.


C. T.

Comunque meglio di quelli che usano la quarantena per dire che

bisogna fregarsene di vincoli e lacciuoli e spingere sull'acceleratore.

A 300km/h verso il precipizio dell'estinzione in nome dell'economia.

A. S.

Ovvio...

Che poi è esattamente la gente dalla quale siamo circondati adesso...

Gente che ha lodato il lockdown prima, ora, per riprendere l'economia e fare cassetto,

ha tacito accordo coi carabinieri locali che chiudano un occhio...

C. T.

Ma infatti...

A. S.

Meglio lo svedese medio che ha agito in coerenza della confusione europea...

Discutibile coerenza..però lineare.

C. T.

ah... ancora con sti svedesi...

di tutto il nord Europa sono quelli usciti peggio.

A. S.

Eh ma sto parlando di lucidità mentale, comportamenti...

Non di contagi o statistiche...

C. T.

Sì, lo so... sai chi mi fa ridere, invece? chi, per criticare le linee politiche

intraprese da noi (criticabilissime per mille motivi, ovviamente),

parla di tutti quelli che hanno avuto ripercussioni psicologiche negative.

Non so bene, ma se fosse stata tutta Italia come Bergamo e Brescia credo

che le ripercussioni psicologiche sarebbero state un cicinìn

peggiori che con un lockdown.

A. S.

Beh lì andiamoci cauti...si è senza dubbio vero, ma si parla anche e soprattutto di ripercussioni su bambini, giovani, fasce più deboli.

C. T.

Non lo nego, anzi, è stato un disastro.

Ma i bambini, giovani e fasce deboli di quella gente

che perde genitori e nonni in due settimane?

Ripercussioni psicologiche ne hai comunque.

A. S.

Sì...purtroppo si parte dal triste presupposto che un'emergenza nazionale

di questo tipo porti ripercussioni a tutti di base...

Poi se ne fa un discorso di "quanto", "come" e con differenze in base ai luoghi alle fasce...

C.T.

Prova a immaginare lo scenario (plausibile) di un contagio nazionale

in linea con quello lombardo. Sarebbe stata un'ecatombe.

A livello psicologico per le fasce deboli non credo

sarebbe stata una festa del tipo: almeno non sono rimasto in casa

e posso girare per strada a fare lo slalom fra i cadaveri. Stile Brasile.

A. S.

Ti ripeto che sto parlando di lucidità mentale. E comunque non è del tutto plausibile che senza lockdown ci saremmo ritrovati necessariamente come il Brasile, non mi azzarderei ad affermarlo...

Il punto è che qui siamo nella confusione, nella contraddizione permanente....ho sentito dire chiaramente al gestore dei bagni dove eravamo ieri: "Ora tanto quello che importa è recuperare il tempo e i soldi persi...tanto se decidono che deve tornare torna"

C. T.

Atroce.

A. S.

...Quel "decidono che deve tornare" è terribile...

C. T.

Che poi c'è una falla di fondo nel pensiero del "lo vogliono i poteri forti".

una falla tipo quella dell'iceberg fatta al Titanic.

A. S.

Sì ma l'atroce è che quello che lo dice è il tipico che poi, in fase di quarantena sarà stato chiuso in casa e per omologarsi ai tempi avrà urlato peste e corna ai sub solitari o ai runner...

C. T.

Sempre per il solito discorso che se il pericolo è "l'altro",

i runner o i giovani in discoteca, possiamo stare tranquilli con noi stessi.

Se siamo noi, allora meglio credere che il pericolo non esista.

A. S.

Il punto è che cadi in questo modo di pensare, di agire,

entri in questo errore se non hai un pensiero e una coerenza di fondo.

C. T.

Ma hai scelto 'sti peperoni?

A. S.

I meno peggio. Possiamo andare.

C. T.

È l'idealismo o l'idealizzazione che ci frega a noi due.

E credo che sia un po' colpa anche di Aaron Sorkin.

A. S.

Lo dici solo per parlarmi della serie che stai guardando.

C.T.

Ovvio...è la prima di Sorkin, l'hanno rimessa per intero, però.

A. S.

Sei prevedibile.

C. T.

Comunque, la trovi su Amazon, che per inciso, sì, io critico per la questione editoriale,

poi però me ne servo per molte cose, a proposito di incoerenza...

A. S.

Sì...tasto dolente.

C. T.

West Wing. Presente?

A. S.

Ah ok, ma allora lo conosco..anche se non l'ho mai visto.

C. T.

Ecco, Newsroom invece la conosci, giusto?

A. S.

Sì. Te l'ho segnalata io ai tempi mi sa...la davano su Sky.

C. T.

Ecco, aveva fatto la stessa cosa, 15 anni prima, ma anziché avere come

protagonista un giornalista idealista che vuole fare il giornalismo

come l'etica e la professionalità richiede... lo fece con il presidente degli USA.

A. S.

Si ma ho capito...ti ho detto che la conosco,

ma non mi sono mai messa a guardarla tutta. Però ho presente.

C. T.

Ecco.

A. S.

Ma che centra con il tizio dei bagni che non è più in grado di ragionare?

C.T.

l punto è l'idealismo donchisciottesco di immaginare il mondo per

come dovrebbe essere e non per come è.

A. S.

Sarà questo caldo o la puzza di fritto ma fatico a capire stamattina

C. T.

Ci ostiniamo a immaginare un mondo in cui le persone non sono perfette,

non sono integerrime come macchine programmate o supereroi,

però s'impegnano a fare la cosa giusta.

A. S.

L'utopia dei buoni.

C. T.

Esatto! Capaci tutti ad avere una visione distopica,

molto più frustrante è averla utopica.

A. S.

Non dei buonisti ma dei buoni!

C. T.

Esatto. Noi ci illudiamo di vivere in un mondo creato da Aaron Sorkin,

dove le persone si comportano in modo giusto, a costo di sacrificare qualcosa.

A. S.

Eh, prima va definito anche il significato di sacrificio.

C. T.

Certo, con le serie tv è più facile. Il presidente sacrifica voti,

il giornalista spettatori.

Il problema è che tanti, anche di quelli che conosciamo, nei fatti non sono disposte a sacrificare nulla se significa perdere un euro o un privilegio.

A. S.

Un privilegio? Quello in pochissimi lo riescono a fare...

Anche perché si è sfalsata da tempo anche la scala che determina il significato di privilegio.

C. T.

Infatti.

Siamo pieni di privilegi che scambiamo per diritti naturali.

A. S.

La quarantena ha fatto scalpore per questo...

Perché ha brutalmente ricollocato le parole al loro posto.

Basti ripescare il concetto per cui gente iper-alimentata, in casa con tv e aria condizionata si definiva "in guerra"...ma ne abbiamo già parlato abbastanza.

C. T.

La cosa pazzesca è che sacrifichiamo ogni giorno dei diritti,

pur di non smenarci un solo privilegio.

A. S.

Tutti hanno fatto finta di comprendere e di stare al gioco,

in realtà si sono cagati addosso.

C.T.

Le parole...

A. S.

Io non vorrei battere sempre sullo stesso punto,

ma credo dipenda dal fatto di confondere già da piccoli

con troppa facilità i privilegi con l'essenziale...e non parlo di vizi.

C. T.

Certo, non i vizi.

A. S.

Non parlo di vizi appunto...ma di essenziale,

di saper riconoscere i valori, i diritti e le "verità", direi.

Viviamo circondati da famiglie che lesinano sulla qualità del cibo

che comprano per risparmiare e avere più soldi da spendere in vestiti...


C. T.

A proposito, abbiamo dimenticato di prendere il pane.

A. S.

O dove conta dove esci a cena, in che piatto apparecchi,

con che tovaglia, cosa indossi, dove sei...

e quello che hai nel piatto, il suo valore, passa in ultimo piano.

C. T.

Torniamo in paese?

A. S.

Per cosa?

C. T.

Per il pane.

A. S.

No. Lo facciamo dai...

C. T.

Se non te lo mostrano da piccolo, a fare attenzione,

il percorso che devi fare sarà il doppio più lungo e impegnativo.

A. S.

Troppe cose importanti di base passano in secondo piano ogni giorno...

già nella vita dei bambini ma anche nella nostra.

E si sfasa così il concetto di priorità...quindi di privilegio...

e di sacrificabile.

C. T.

E le priorità sono dettate dalla fretta, dalla praticità, o presunta tale.

Quelle cose che per 2 mesi ci siamo ripetuti che avremmo cambiato,

più o meno.

A. S.

Nel migliore dei casi.

C. T.

Sono come quelle cose tipo: "l'anno prossimo vorrei proprio andare

a visitare la Groenlandia!", solo perché hai letto un servizio sul magazine del sabato,

e dopo una settimana già te ne sei dimenticato.


A. S.

Quanti davvero poi disposti a partire? Quanti a sporcarsi le mani? Quanti pronti alla rinuncia di una comodità per mantenere un senso?

Quindi noi, Sorkiniani utopisti della prima ora,

immersi nel presente con le sue contraddizioni e al tempo stesso

nel continuo tentativo di non dimenticare queste priorità....in cosa possiamo davvero fare una differenza?

C. T.

Possiamo fare la differenza come l'ha fatta don Chisciotte!

Morendo, vecchi, soli, forse disillusi o, nel migliore dei casi, da illusi.

E però lasciando un segno indelebile nella storia delle persone,

in modo che ci possano prendere a modello ed esempio,

imparando che si può morire soli, vecchi, illusi,

ma consapevoli di averci provato.

A. S.

Basso profilo, insomma.

C. T.

E poi magari inventi anche un genere letterario, ma questo è opzionale.

Oppure possiamo fare la differenza cercando di educare i figli

a lasciare un mondo migliore ai loro figli.

A. S.

Figli e nipoti.

C. T.

E nipoti, soprattutto.

A. S.

Diciamo che per ora possiamo dare il nostro contributo se oggi pomeriggio vai tu con i bambini nell'orto a prendere le verdure che mancano per la cena...e ti fai aiutare dai grandi a sfoltire i pomodori.



























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